Tempo di schermo per età: cosa raccomandano l'OMS e l'AEP nel 2026
Guida aggiornata con le raccomandazioni dell'OMS e dell'AEP sul tempo di schermo per età nel 2026, con cifre concrete per fascia e consigli pratici per casa.

Se una volta hai dato il telefono al ristorante per poter finire di mangiare, benvenuta nel club. Il dibattito sul tempo di schermo per età va avanti da anni negli ambulatori pediatrici e, nel 2026, sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità sia l’Associazione Spagnola di Pediatria continuano a tracciare linee piuttosto chiare, anche se con più sfumature rispetto a qualche anno fa.
Questo articolo riassume cosa dicono le linee guida attuali, quanto tempo si considera ragionevole in base all’età di tuo figlio o tua figlia e cosa puoi fare a casa senza trasformare ogni pomeriggio in una battaglia campale.
Perché gli schermi preoccupano (e perché non tutto è bianco o nero)
Gli schermi non sono veleno. Non sono nemmeno innocui. L’evidenza accumulata nell’ultimo decennio suggerisce che l’uso eccessivo o inadeguato nell’infanzia si associa a un sonno peggiore, una minore attività fisica, ritardi nel linguaggio nei minori di 3 anni e maggiori difficoltà di attenzione in età scolare.
L’AEP, attraverso il suo Plan Digital Familiar, insiste su un punto importante: non tutto il tempo di schermo è uguale. Non è lo stesso una videochiamata con i nonni che un video in autoplay senza fine. Non è lo stesso guardare un film in famiglia che lasciare il telefono a un bambino di 4 anni.
Per questo le raccomandazioni attuali parlano sempre meno di “minuti esatti” e sempre più di cosa si guarda, con chi e quando.
Riepilogo rapido per fasce d’età
Prima di entrare nel dettaglio, questa tabella riassume le raccomandazioni dell’OMS (2019, in vigore nel 2026) e dell’AEP nel suo aggiornamento più recente:
| Età | Tempo raccomandato (uso ricreativo) | Fonte principale |
|---|---|---|
| 0-2 anni | 0 minuti (salvo videochiamate) | OMS / AEP |
| 2-5 anni | Massimo 1 ora al giorno, meno è meglio | OMS / AEP |
| 6-12 anni | Nessuna cifra fissa: massimo 1,5-2 h al giorno, accompagnato | AEP |
| 13-18 anni | Autoregolazione con limiti familiari concordati | AEP |
Da qui in avanti, fascia per fascia.
Da 0 a 2 anni: zero schermi (con una sfumatura)
La raccomandazione dell’OMS e dell’AEP è chiara: prima dei 2 anni, niente schermi di uso passivo. Né tablet, né telefono, né televisione di sottofondo mentre il bambino mangia.
L’unico uso accettato sono le videochiamate con i familiari, perché implicano un’interazione reale, una risposta emotiva e turni di comunicazione. Vedere la nonna in videochiamata per 15 minuti non è la stessa cosa che lasciare i cartoni animati accesi.
Perché sono così rigorosi? In questi mesi il cervello costruisce linguaggio, attaccamento e sviluppo motorio attraverso il contatto umano, il movimento e la manipolazione di oggetti reali. Nessuna app può sostituirlo.
Da 2 a 5 anni: massimo un’ora, e sempre accompagnato
Tra i 2 e i 5 anni, l’OMS raccomanda di non superare un’ora al giorno di schermo, e aggiunge una frase importante: “meno è sempre meglio”.
L’AEP è più precisa:
- Contenuti di qualità, lenti, senza pubblicità né autoplay.
- Sempre accompagnato da un adulto che commenti ciò che si vede.
- Mai durante i pasti né nell’ora prima di dormire.
- Zero schermi in camera da letto.
In questa fascia, l’uso dello schermo come “ciuccio digitale” per calmare i capricci è il punto che più preoccupa i pediatri, perché impedisce al bambino di imparare a regolare da sé le proprie emozioni.
Da 6 a 12 anni: la fase del “dipende”
Qui non c’è più una cifra magica. L’AEP raccomanda di non superare 1,5-2 ore al giorno di uso ricreativo, distinguendo chiaramente:
- Uso educativo (compiti, ricerche scolastiche, lettura digitale): non conta allo stesso modo.
- Uso ricreativo (giochi, video, social): è quello da limitare.
- Uso passivo di sottofondo (televisione accesa senza che nessuno guardi): da evitare.
È l’età in cui compaiono le prime richieste di un telefono personale, di una console in camera o di un account sulle piattaforme video. La raccomandazione generale è ritardare il più possibile il telefono personale, idealmente fino ai 12-14 anni, un tema che abbiamo trattato più in dettaglio nella guida per età su quando dare il primo cellulare.
Un dato utile: l’AEP suggerisce che per ogni ora di schermo dovrebbe esserci almeno un’ora di attività fisica al giorno in questa fascia.
Da 13 a 18 anni: meno proibire, più accompagnare
In adolescenza, proibire e basta non funziona. L’AEP parla direttamente di autoregolazione accompagnata: accordi familiari, non imposizioni unilaterali.
Le linee rosse che si mantengono:
- Zero schermi in camera quando si dorme (il telefono si ricarica fuori dalla stanza).
- Niente schermi almeno un’ora prima di andare a letto.
- Niente telefono durante i pasti in famiglia.
- Filtri parentali adeguati all’età, con una conversazione preliminare.
L’obiettivo tra i 13 e i 18 anni non è che usi “poco” il telefono (lo userà molto, è la sua generazione), ma che impari a riconoscere quando l’uso gli sta facendo del male: dormire peggio, ansia, confronti continui sui social, isolamento.
Cosa è cambiato rispetto alle linee guida precedenti
Rispetto alle raccomandazioni del 2019, le novità più rilevanti nel 2026 sono:
- Meno attenzione ai minuti, più al contesto: conta tanto quanto e cosa, quanto con chi.
- Più peso alla qualità del sonno: è l’indicatore che più si è rafforzato.
- Riconoscimento dell’uso educativo come categoria distinta.
- Allerta specifica sui social network prima dei 13 anni, età minima legale sulla maggior parte delle piattaforme.
Quando consultare il pediatra
Non ogni uso elevato di schermi è “dipendenza”, ma ci sono segnali d’allarme che meritano una consulta:
- Ritardo evidente nel linguaggio nei minori di 3 anni con uso intensivo di schermi.
- Alterazioni importanti del sonno che si mantengono nel tempo.
- Irritabilità o capricci sproporzionati quando si toglie lo schermo.
- Isolamento sociale, perdita di interesse per le altre attività.
- Negli adolescenti: calo brusco del rendimento scolastico, sbalzi d’umore marcati o sintomi di ansia legati all’uso del telefono.
Davanti a qualsiasi di questi segnali, parla con il tuo pediatra. Può indirizzare a salute mentale infantile e adolescenziale se lo ritiene necessario.
Cosa puoi fare a casa (senza diventare pazza)
Alcune indicazioni che molte famiglie trovano utili:
- Zone libere da schermi: tavola, camere da letto, auto nei tragitti brevi.
- Orari liberi da schermi: prima ora del mattino e ultima prima di dormire.
- Dare l’esempio: se tu mangi con il telefono, anche loro vorranno farlo.
- Plan Digital Familiar: l’AEP ha uno strumento gratuito per progettarlo a casa in base alle età.
- Alternative concrete: annoiarsi non è male. Da lì nascono disegni, giochi inventati e lettura.
E se un giorno il telefono salva la cena di un compleanno o il viaggio in treno AVE di cinque ore, non succede niente. L’educazione reale non sta in un manuale.
Domande frequenti
Contare i cartoni in TV come schermo? Sì. Qualsiasi contenuto audiovisivo passivo è considerato tempo di schermo, che sia in TV, tablet o telefono.
E se usa il tablet per leggere le storie? I libri digitali interattivi con un adulto sono considerati uso di qualità, ma sotto i 2 anni si continua a raccomandare il libro di carta.
Mio figlio di 4 anni mangia solo se gli metto i cartoni. Cosa faccio? È una situazione molto comune. Togliere lo schermo di colpo di solito genera più conflitto; molte famiglie lo fanno gradualmente, iniziando da un giorno alla settimana. Se il comportamento alimentare ti preoccupa, parlane alla prossima visita pediatrica.
I videogiochi sono peggiori dei video? Non necessariamente. Un videogioco cooperativo, adatto all’età e con tempo limitato può sviluppare abilità. Un video in autoplay per due ore, no.
Esiste un controllo parentale che l’AEP raccomanda? L’AEP non raccomanda marche specifiche, ma i sistemi propri di ciascun sistema operativo (Family Link su Android, Tempo di utilizzo su iOS) configurati in base all’età.



